8 - Chiesa di San Filippo Neri

Fine anni ’20 del XX secolo

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La Chiesa di San Filippo Neri è un esempio unico di architettura religiosa legata al progetto di razionalizzazione agricola voluto dal principe Filippo Doria negli anni ’20 del Novecento. Realizzata sotto la supervisione dell’agronomo Luigi Croce, amministratore dell’azienda Doria di Lagopesole, la chiesa fu dedicata al santo di cui il principe portava il nome.

L’edificio, a navata unica e pianta rettangolare, si distingue per la ricchezza delle decorazioni in pietra calcarea bianca, che spiccano sul rivestimento in conci di pietra arenaria. Come descritto dallo studioso Lucio Cappiello, i cordoli alla gronda e sui timpani conferiscono eleganza alla struttura, coronata da quattro torrini angolari e un’edicola campanaria sul retro. Gli intagli lapidei, di grande pregio, furono realizzati dallo scalpellino aviglianese Pietro Manfredi.

All’interno, la navata è suddivisa da un arco in muratura che separa l’area presbiteriale dalla zona riservata ai fedeli. Una balaustra in marmo bianco, posta su un leggero rialzo, segna questa divisione.

Nel 1929, la chiesa fu arricchita dagli affreschi del pittore piemontese Mario Barberis, che creò un ciclo di decorazioni ispirato all’agricoltura locale e accompagnato da versi del Cantico delle Creature. Purtroppo, con la chiusura del convitto e della scuola agraria, la chiesa fu dismessa e utilizzata come magazzino, danneggiando gravemente le pitture. Ulteriori guasti furono causati da restauri maldestri nel 1954 e dal terremoto del 1980, che ne decretò la distruzione definitiva.

Nonostante ciò, alcune opere del Barberis sono sopravvissute: due tele raffiguranti San Giovanni Battista e San Pietro Apostolo, recentemente restaurate, e un dipinto del 1927 che mostra l’Apparizione della Vergine a San Filippo Neri, circondata da bambini, sebbene quest’ultimo sia in pessimo stato di conservazione. Nel 1958, la chiesa si arricchì di una statua in cartapesta di San Filippo Neri, utilizzata durante la processione che si tiene ogni 26 maggio in occasione della festa del santo.

Il sisma del 1980 accentuò i danni strutturali, in particolare nell’arco prospiciente l’area presbiteriale. Grazie a un intervento di consolidamento e restauro curato dalla Soprintendenza, la chiesa fu riaperta al pubblico. Tuttavia, infiltrazioni dal tetto resero necessario un ulteriore intervento nel 2017.

Gli intonaci interni, ormai compromessi, furono completamente rimossi. Prima del risanamento, un’indagine grafica e fotografica documentò accuratamente le decorazioni originali, che furono poi fedelmente riprodotte dall’artista aviglianese Marcello Samela.

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