Ci troviamo di fronte a uno dei simboli più antichi di Avigliano: l’Arco della Piazza. Questo suggestivo passaggio, che oggi si affaccia su Piazza Emanuele Gianturco, un tempo segnava l’ingresso principale al borgo medievale. La sua storia è affascinante e intrecciata con le vicende di Avigliano, tanto che un’iscrizione sopra l’arco, datata 1844 e collocata durante un restauro, suggerisce che questa porta urbana risalga addirittura al IX secolo. Tuttavia, la certezza di questa datazione è dubbia, poiché non sappiamo se chi scrisse quell’epigrafe tenne conto di testimonianze precedenti, forse rimosse durante i lavori.
Osservando l’arco, si nota subito la sua eleganza classica. È costruito a tutto sesto, con una doppia scanalatura che ne sottolinea le linee morbide. I piedritti, ovvero le colonne che lo sostengono, presentano la stessa lavorazione e poggiano su basi semplici ma solide. Lo stile rimanda ai modelli tardo-rinascimentali, periodo in cui la funzione originaria di questa porta, un tempo cruciale per delimitare il borgo, iniziava a perdere importanza a causa dell’espansione urbana oltre la piazza.
Un dettaglio curioso è l’imperfetta allineamento tra i piedritti e l’arco stesso, un’indicazione che potrebbe suggerire un’origine diversa del manufatto, forse smontato e adattato in questo punto per le nuove esigenze della città. Guardando attentamente, si possono ancora scorgere tracce di una riquadratura all’esterno dell’archivolto, un indizio che potrebbe raccontarci di una struttura ancora più antica.
C’è anche una storia cupa legata a questo luogo, tramandata dalla tradizione orale. Si racconta che proprio qui, su un gancio di ferro conficcato tra l’arco e una targa in pietra, fu appeso il corpo senza vita di Giuseppe Nicola Summa, meglio conosciuto come “Ninco Nanco,” celebre brigante lucano. Era il 13 marzo 1864, e con la sua uccisione si chiudeva un capitolo drammatico del brigantaggio postunitario.
L’Arco della Piazza non è solo una porta, ma un ponte tra il passato e il presente, capace di raccontare storie di gloria, tradizioni e anche momenti di grande tensione. È un luogo che invita a fermarsi, a osservare e a immaginare le vite e gli eventi che si sono intrecciati qui nel corso dei secoli.
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