Il lungo prospetto del palazzo segue l’andamento della strada, imponendosi con solennità. L’ingresso è segnato da un portale centinato con bugne sagomate, al di sopra del quale campeggia un vistoso stemma gentilizio che unisce le armi delle famiglie Planelli e Bove, le prime a risiedere nell’edificio.
Sopra il portale si apre un’ariosa loggia di elegante proporzione rinascimentale composta da tre arcate. Il fregio alterna triglifi e metope decorate con rosoni, mentre sulle paraste si dispongono nastri con fiocchi e grappoli di foglie e frutti che fuoriescono dalla bocca di mascheroni dalle forme fantasiose.
La facciata è suddivisa in due livelli da una cornice marcapiano e presenta una fila di finestre architravate ai lati della loggia. Il coronamento orizzontale completa l’insieme con sobria eleganza.
In assenza di documenti certi, gli elementi stilistici suggeriscono che l’edificio fu realizzato nei primi decenni del XVII secolo, in un periodo in cui l’architettura bitontina conservava ancora caratteri tardo-rinascimentali.
Un intervento successivo, databile alla seconda metà del Seicento, portò alla costruzione del balcone sul limite sinistro della facciata, che ingentilì l’insieme. Centrale, ben evidente, spicca lo stemma tripartito che riporta l’arme della famiglia Scaraggi e, forse, della famiglia Ferri. La costruzione del balcone testimonia il passaggio della proprietà del palazzo ad altre famiglie, unite da legami matrimoniali. Questo passaggio veniva sancito con l’apposizione degli stemmi familiari anche sui pilastrini della balaustra della loggia.
Oltrepassato il portale, si accede al cortile, dal quale parte una scala a unica rampa che conduce al piano superiore. L’interno dell’edificio ha subito numerosi interventi nel corso del tempo, anche in epoche recenti, che ne hanno alterato l’assetto originario.
Alla storia del palazzo è legata una leggenda che racconta un amore infelice tra una giovane della famiglia Termìte e il secondogenito della nobile famiglia Pietà, che abitava nel palazzo di fronte. I due giovani, contrastati dai parenti, furono separati: la ragazza fu costretta a prendere i voti nel monastero delle Vergini, mentre il giovane divenne un soldato di ventura. Nonostante la separazione, egli continuò a cercarla, recandosi di nascosto in vico Storto, dietro il convento.
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