Il Museo Diocesano “Monsignor Aurelio Marena” si trova negli spazi dell’ex convento dei Frati Minori Conventuali, poi sede del Seminario Vescovile, adiacente alla chiesa di San Francesco della Scarpa. La sua storia affonda le radici nel desiderio dell’ultimo vescovo della città, monsignor Marena, di raccogliere, conservare e valorizzare le opere d’arte sacra della diocesi. Un impegno che è stato proseguito, a partire dal 1986, anche dagli arcivescovi Mariano Magrassi e Francesco Cacucci.
Il museo non segue un percorso cronologico, ma propone un’esposizione basata su criteri teologici, liturgici, pastorali e territoriali. L’obiettivo è restituire un’immagine viva della storia della diocesi, raccontando l’identità di una comunità attraverso le opere che l’hanno accompagnata nei secoli. Fin dall’ingresso, il visitatore è guidato lungo un itinerario che parte dall’influenza bizantina, testimoniata da capitelli e frammenti di tavole dipinte, per passare all’arte romanica e approdare infine alla nascita dell’arte italiana.
Tra i pezzi più significativi si distingue una tavola che raffigura San Francesco d’Assisi, considerata un unicum per il sud Italia, testimonianza precoce della diffusione del francescanesimo in queste terre. Di grande interesse è anche il nucleo di opere cinquecentesche e seicentesche, espressione di un periodo florido per Bitonto, che in quegli anni vedeva l’intensificarsi delle attività artistiche, incoraggiate anche dalla spinta della Riforma Cattolica e dal clima del Concilio di Trento.
Una sezione importante del museo è dedicata agli arredi liturgici, che raccontano i momenti più significativi della vita religiosa. Qui si notano l’influenza napoletana, evidente nei punzoni degli argentieri, e i ricami provenienti dall’Opificio di San Lèucio, pur sempre in dialogo con l’artigianato locale, come quello del Monastero delle Vergini Benedettine.
Il museo conserva anche una preziosa raccolta di documenti pergamenacei e cartacei, tra cui bolle pontificie, libri liturgici e devozionali, platee e atti di monacazione, offrendo un affresco completo della storia della diocesi.
A pochi passi dal museo, nella zona retrostante i chiostri dell’ex convento francescano, si aprono i Giardini Pensili, un angolo di rara suggestione nel cuore della città antica. La loro posizione coincide con il punto in cui il cardo e il decumano romani individuavano l’acropoli del castrum, su un’altura che offriva protezione naturale.
Secondo alcune fonti, già in epoca medievale vi era un’area verde legata al Monastero di Santa Lucia, che probabilmente si estendeva fino a quella che oggi è la zona del Teatro Comunale Tommaso Traetta. I giardini, costruiti sopra la muraglia normanna e un tempo fiancheggiati da torri e camminamenti, avevano anche un’importante funzione difensiva.
Nel corso del tempo, questi spazi hanno vissuto molte trasformazioni. Il passaggio da convento a sede militare e poi a seminario vescovile ha modificato la loro configurazione, ma l’impronta originaria è ancora leggibile.
Oggi, dopo un attento intervento di recupero, i giardini sono tornati a splendere. Accolgono mostre ed eventi culturali, in perfetta sintonia con il contesto storico e paesaggistico in cui si inseriscono. Affacciandosi da questo spazio verde, si gode di una vista privilegiata sul centro storico, con le sue cupole, torri e cortili, in un dialogo silenzioso tra natura e architettura.
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