La Cappella dei Misteri sorge sulle fondamenta dell’antica chiesa medievale di San Nicola del Mercato, abbattuta nella seconda metà del XIII secolo.
Nei primi secoli di vita della chiesa di San Domenico, questi ambienti furono adibiti a sacrestia e deposito di suppellettili liturgiche. Nel 1574 i frati domenicani concessero la cappella a un’associazione di laici devoti al Santissimo Rosario, che ne prese possesso e avviò la costruzione di una serie di altari, a partire da quello dedicato al miracolo di Soriano.
L’altare barocco, con la sua imponente decorazione, rievoca la celebre apparizione, creando una traduzione materica del miracolo. La cupola, affrescata con scene celesti, ospita al centro la figura del Padre Eterno, che benedice con una mano mentre con l’altra regge il globo terrestre. Intorno, angeli e puttini festanti animano la scena con canti e danze. Questo tripudio celeste si proietta sulla dimensione terrestre attraverso una scenografica cortina che avvolge l’altare sottostante. Angeli e cherubini sorreggono un baldacchino rosa antico che si apre teatralmente, rivelando l’immagine della Vergine – in abito rosa e manto azzurro -, mentre porge a San Domenico un dipinto che lo raffigura.
L’apparato decorativo della cappella è carico di simbolismi. Sui timpani spezzati due angeli inginocchiati sorreggono i segni della Passione di Cristo. Sotto il baldacchino, due puttini in volo reggono gli emblemi di San Domenico: il giglio, simbolo di castità, il libro dei Vangeli, la corona e il cane con la torcia.
La cappella custodisce le immagini dei Misteri della Passione di Cristo, conservate dall’Arciconfraternita fin dagli inizi del Settecento.
La prima processione dei Misteri, documentata nel 1714, si svolse nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo. Le statue seicentesche, collocate nelle nicchie realizzate negli anni Trenta del Settecento, raffigurano Gesù nell’Orto degli Ulivi, Gesù legato alla Colonna, l’Ecce Homo e Gesù carico della Croce. Al centro della cappella si trova un crocifisso in cartapesta leccese della seconda metà dell’Ottocento, che sostituisce l’originario crocifisso ligneo, oggi custodito in chiesa.
Oltre a essere un luogo di culto, la Cappella dei Misteri fu anche una sepoltura privilegiata per la nobiltà bitontina. Le epigrafi commemorano esponenti delle famiglie Planelli, Giannone e Bove, che finanziarono la realizzazione della chiesa e degli altari. Nel 2013, durante i lavori di pavimentazione, sono state rinvenute dieci camere sepolcrali, collegate tra loro, destinate ai frati, ai confratelli e ai nobili. Una di queste, situata all’ingresso della cappella, è stata lasciata aperta nella speranza di renderla accessibile al pubblico in futuro.
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