Nel cuore del centro antico di Bitonto, là dove un tempo sorgeva l’acropoli del castrum, si erge una delle chiese più spettacolari della città: San Francesco della Scarpa. L’impianto attuale affonda le sue radici nel XIII secolo e racconta la nascita e l’espansione del movimento francescano in Puglia.
Tra il 1214 e il 1216, Frate Egidio d’Assisi e altri compagni, giunti in città, incontrano Luca da Bitonto, colto sacerdote della Cattedrale e figura centrale per la diffusione del francescanesimo in Terra di Bari. Con la morte di Federico II e l’ascesa di Carlo I d’Angiò, il nuovo ordine monastico trova finalmente sostegno politico. È in questo contesto che si afferma la figura di Sergio Bove, protagonista della rinascita urbana. Con un diploma reale del 29 marzo 1283, re Carlo affida proprio a lui l’incarico di fondare un maestoso convento francescano sul punto più alto della città.
Nel 1286 la chiesa è già agibile. L’architettura iniziale, tipica degli ordini mendicanti, prevedeva un’unica navata ampia, un’abside e una copertura a capriate. Nel corso dei secoli l’edificio si trasforma: nel Quattrocento vengono affrescate le pareti e chiuse le finestre originarie, nel Cinquecento si aggiungono gli altari laterali, mentre nel Settecento si applicano i decori barocchi a imitazione dei marmi policromi.
Il convento assume un ruolo centrale anche nella storia civile e militare. Dopo la battaglia del 25 maggio 1734, durante la guerra di Successione Polacca, l’intero complesso viene trasformato in ospedale. Tornerà a svolgere questa funzione anche durante la Prima guerra mondiale. Tra le due guerre, ospita la caserma del X Reggimento di Fanteria, sotto il comando del colonnello bitontino Michele Lomaglio, che, il 9 settembre1943 seppe evitare incidenti, consentendo la ritirata dei tedeschi e placando i bitontini pronti a bloccarne il passaggio.
La facciata della chiesa, in stile tardo romanico, si presenta imponente, preceduta da una scalinata che ne esalta la solennità. Il portale, incorniciato da archi scolpiti con motivi vegetali, mostra in più punti l’immagine stilizzata del bue, emblema della famiglia Bove. In asse con il portale si apre una splendida trifora, sostenuta da sottili colonnine, mentre più in alto si nota una finestra cinquecentesca che sostituì l’originario rosone.
L’impianto architettonico si arricchisce con un grande cappellone cinquecentesco, sormontato da una cupola conica troncata e da un tiburio, e da un campanile suddiviso in tre ordini, coronato da una cupola a bulbo.
L’interno, ad aula unica, colpisce per le sue dimensioni e l’eleganza delle cappelle. La prima sulla sinistra ospita un altare cinquecentesco con mensa in marmo di Castel del Monte. Sopra di esso, una tela di Gaspar Hovic, raffigurante la Madonna con Sant’Andrea e San Bonaventura, incornicia un prezioso affresco trecentesco di San Francesco d’Assisi. Sulla parete opposta si conserva una Madonna col Bambino in stile bizantineggiante. Nella navata si ammira anche una tela di Carlo Rosa con San Giuseppe da Copertino e una statua lignea della Maddalena, datata al XVII secolo.
L’abside, coperta da una volta a crociera, custodisce una Madonna gotica accompagnata dallo stemma dei Planelli, una lastra sepolcrale del vescovo Leucio, un’epigrafe con lo stemma dei Bove, e un affresco raffigurante San Francesco che riceve le stimmate.
Alla destra dell’abside, nella cappella dedicata a San Pietro e Paolo, recenti restauri hanno riportato alla luce affreschi medievali e bizantini con scene della Passione e figure di apostoli.
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