Questo vasto isolato del centro storico, oggi sede della scuola dell’infanzia e primaria “Don Milani”, era fino al 1922 occupato dal convento delle Suore Benedettine di Clausura del Sacro Monte Oliveto. Ad esso si affiancava la chiesa di San Pietro Nuovo.
La struttura della chiesa ha fondamenta medievali, con documenti certi che ne attestano l’esistenza già nel 1270.
Il monastero, invece, venne fondato dall’abate Antonio Giannone intorno al 1535, e in concomitanza fu riedificata la chiesa. Il portale cinquecentesco, ancora oggi ben conservato, presenta un timpano che accoglie la statua di San Pietro, raffigurato con le chiavi del paradiso. In asse con il portale si trovano una finestra e un piccolo rosone, probabilmente appartenenti alla versione medievale dell’edificio.
L’interno della chiesa, a navata unica, venne rialzato nella metà del Seicento e decorato con un soffitto a lacunari dorati, impreziosito da una grande tela attribuita a Carlo Rosa, sebbene alcuni storici la riconducano a Nicola Gliri.
L’opera raffigura Cristo che benedice l’ordine monastico Olivetano. Al centro della scena sono riconoscibili San Pietro e San Paolo, mentre nella parte inferiore è raffigurato lo stemma dei Planelli, famiglia che commissionò il dipinto.
Le giovani nobildonne che entravano nel monastero erano tenute a portare con sé una dote sotto forma di oggetti preziosi e opere d’arte, contribuendo così all’arricchimento della chiesa e del convento. Solo le appartenenti alla famiglia Giannone potevano accedere senza dote, segno del forte legame tra il monastero e questa casata. Molte delle opere realizzate per la chiesa, commissionate al pittore Carlo Rosa, sono oggi custodite nel Museo Diocesano, dove si possono ancora riconoscere gli stemmi delle famiglie committenti.
All’ingresso si trova un affresco della Madonna delle Grazie, di chiaro influsso bizantino. Di grande valore storico è anche una statua di San Ciro, risalente alla ristrutturazione cinquecentesca della chiesa. Il pavimento in maiolica della navata e del presbiterio, invece, risale agli interventi decorativi della metà del Settecento.
Nel secondo ordine si distinguono le grate per la clausura a petto di colombo, tipiche del XVIII secolo, attraverso le quali le monache assistevano alle celebrazioni religiose.
Tra il 1729 e il 1740, l’edificio fu ampliato dall’architetto Vito Valentino. A lui si deve la costruzione del triportico, elegante e arioso, caratterizzato da una serie di balconcini con decorazione bombata, nota come “gattone”, tipico elemento dell’architettura barocca.
L’ex convento e la chiesa di San Pietro Nuovo, oggi non più destinati al culto, conservano ancora i segni della loro storia secolare, testimoniando il prestigio delle famiglie che contribuirono alla loro edificazione e decorazione.
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