La Cappella di San Matteo sorge fuori dalla cinta muraria di Bitonto. Le notizie storiche che la riguardano sono frammentarie, anche se un elemento sicuro è la sua appartenenza alla famiglia Bove, poi divenuta Bovio, che ne ha fatto una chiesa padronale.
La fondazione, risalente al 1270, è attribuita a Sergio Bove, capostipite della famiglia, e fu dedicata a San Matteo, patrono di Ravello, città d’origine della casata.
L’edificio presenta una pianta a navata unica con volta a botte. A metà dell’aula, un arco sporgente segue la curvatura della volta, probabilmente con funzione di sostegno. L’abside emisferica, orientata a est secondo il rito medievale, chiude lo spazio liturgico con semplicità. L’interno è essenziale, con poche decorazioni lapidee. L’altare, l’acquasantiera e la balaustra della scala mostrano elementi decorativi di gusto romantico e risalgono a un restauro avvenuto alla fine dell’Ottocento.
Nel XIX secolo, la chiesa subì significative trasformazioni per adattarsi ai nuovi assetti urbanistici. Il livello stradale era stato modificato, creando un forte dislivello che rischiava di seppellire l’edificio. Per ovviare a questo problema, l’architetto Michele Masotino intervenne sollevando la facciata, mantenendo lo stile medievale originale e realizzando un raccordo angolare tra la piazza e la strada che conduceva a Bari. Questo intervento, voluto dai fratelli Eustacchio e Luigi Bove, è ricordato da una lastra commemorativa all’interno della chiesa.
Uno degli elementi più caratteristici dell’edificio è il campanile a vela, un elemento tipico delle chiese angioine. Particolarmente interessante è l’ambone pensile, che sporge dalla parete con una struttura architettonica di grande impatto visivo. Sulla facciata principale dell’ambone è scolpito un emblema araldico, testimone di un rifacimento ottocentesco.
Questo dettaglio contribuisce a rendere la Chiesa di San Matteo un esempio unico nel panorama architettonico bitontino.
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