Dopo la riforma scolastica del 1923, che rese obbligatoria la frequenza delle scuole elementari fino al conseguimento della licenza, si avvertì la necessità di costruire nuovi edifici scolastici per far fronte alla crescente domanda di istruzione.
A Bitonto, il podestà Serafino Santoro si fece promotore della costruzione del più importante edificio scolastico cittadino, sollecitandone l’edificazione su un’area individuata già anni prima dall’architetto Masotino. La zona scelta, nei pressi dell’Obelisco Carolino, rappresentava un punto strategico di collegamento tra il borgo nuovo e la zona rurale e si estendeva per circa 20.000 metri quadrati.
Nel 1931-32 il progetto definitivo, firmato dagli architetti Mauro De Gennaro e Salvatore Ambrosi, prese forma con una struttura allungata e due ingressi monumentali, distinti per sesso, secondo le disposizioni dell’epoca. L’edificio, sviluppato su due piani, era caratterizzato da aule luminose con ampie finestre, scalinate monumentali e portali architravati sorretti da pilastri e colonne.
Intitolato al Principe di Piemonte, Umberto di Savoia, l’edificio fu teatro di eventi drammatici durante la Seconda Guerra Mondiale, venendo occupato prima dalle truppe tedesche e poi dagli anglo-americani.
Negli anni ’50, si decise di dedicare la scuola a Nicola Fornelli, pedagogista bitontino di grande rilievo, già celebrato nella toponomastica di numerose città italiane.
Nel corso del tempo, la gestione dell’istituto è passata attraverso diverse figure di spicco nel campo dell’istruzione. Tra i direttori didattici più significativi si ricordano Giuseppe Coniglio, in carica dal 1938 al 1952, Oscar Crespini, dal 1955 al 1966, e Natale Grandolfo, che guidò la scuola dal 1967 al 1986.
Ma chi era Nicola Fornelli?
Nato a Bitonto il 25 maggio 1843, si arruolò giovanissimo nelle Camicie Rosse di Garibaldi, partecipando attivamente alle vicende risorgimentali. Dopo l’unificazione dell’Italia, intraprese la carriera di insegnante nelle scuole elementari, per poi completare gli studi e ottenere una cattedra all’Università di Bologna.
Nel corso della sua carriera ricoprì numerosi incarichi politici nell’ambito dell’istruzione, promuovendo una visione pedagogica centrata sulle reali esigenze degli studenti.
Convinto sostenitore dell’intervento italiano nella Prima Guerra Mondiale, morì nel 1915, dopo aver assistito all’ingresso dell’Italia nel conflitto.
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