Due eleganti transenne marmoree introducono alle scalinate che, dalle navate laterali della Cattedrale, conducono alla cripta. L’accesso è accompagnato da un elemento curioso e affascinante: sulla sinistra, a mezz’altezza dello zoccolo di una contro-colonna, si trova una scultura legata alla leggenda di Colapesce.
Il protagonista di questa leggenda è una figura mitica legata alle acque tra Scilla e Cariddi. Viene spesso raffigurato con una torcia in mano, in riferimento a un celebre episodio in cui avrebbe sfidato l’imperatore Federico II. Secondo il racconto, l’imperatore non credeva alla spiegazione data da Colapesce sull’esistenza del fuoco sotto l’Etna. Per dimostrarlo, Colapesce si immerse nelle profondità marine con un pezzo di legno, promettendo di portarlo in superficie dopo averlo esposto al calore sotterraneo. Il legno riemerse bruciato, a conferma delle sue parole, ma Colapesce non tornò mai più in superficie, scomparendo per sempre nel mare.
La cripta della Cattedrale è ampia quanto il transetto sovrastante. È suddivisa in quattro navate sorrette da trenta colonne, diverse per altezza e dimensioni. Questi elementi architettonici, secondo alcune ipotesi, potrebbero provenire dal tempio della dea Minerva che sorgeva sull’antica acropoli della città. I capitelli che sorreggono le volte a crociera sono decorati con motivi vegetali e zoomorfi, in una varietà che rende ogni elemento unico.
Tra le opere di maggiore rilievo spiccano il crocifisso ligneo del XV secolo e il mausoleo di Giovanni Maria De Ferraris, scolpito dallo scultore napoletano Girolamo D’Auria. Sulla parete occidentale della cripta si conservano resti di affreschi trecenteschi raffiguranti l’Annunciazione, la Natività e alcune figure di santi, frammenti preziosi di una decorazione pittorica che un tempo doveva essere molto più estesa.
La cripta è anche il luogo in cui riposa Tommaso Traetta, il grande compositore bitontino e riformatore del melodramma, cui è dedicato il teatro cittadino. La sua presenza conferisce a questo spazio una profonda valenza simbolica, che unisce spiritualità, arte e memoria.
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