Percorrendo Corso Vittorio Emanuele, lo sguardo viene catturato da due imponenti palazzi che si fronteggiano con maestosa eleganza. Fino al XIX secolo, questi edifici erano immersi in un vasto giardino all’italiana considerato, un tempo, tra i più rigogliosi della Terra di Bari.
Entrambi furono voluti dai conti Gentile, un’illustre famiglia di origine normanna, e sebbene oggi gli spazi verdi si siano ridotti, i palazzi restano intatti. A ovest si erge il neoclassico Palazzo Gentile “Junior”, mentre a est si impone l’eclettico e scenografico Palazzo Gentile “Senior”, oggi sede del Municipio.
La famiglia Gentile, che tra l’XI e il XII secolo deteneva la contea di Conversano, giunse a Bitonto nel XVI secolo grazie al matrimonio tra Troiano Gentile e la nobile bitontina Angela Vulpano.
Nei primi anni dell’Ottocento, due figure di spicco ne segnarono la storia: Diego e Vincenzo Gentile, figli di Michele, il quale nel 1796 aveva consolidato il legame del casato con l’Ordine dei Cavalieri di Malta. Diego, ufficiale dell’esercito napoleonico, partecipò alla campagna di Russia al seguito di Murat, mentre Vincenzo, fervente carbonaro, commissionò i due palazzi lungo Corso Vittorio Emanuele e le ville nei feudi Torricella a Santo Spirito e Orlem, a Mariotto.
Lo sviluppo edilizio di Bitonto in quel periodo fu favorito dalla dismissione della Fiera di San Leone (avvenuta nel 1778), che liberò ampi spazi tra il Convento omonimo e l’area oltre l’attuale Villa Comunale. L’apertura della nuova strada per Santo Spirito, progettata dagli architetti Gimma e Mastropasqua, segnò la nascita del cosiddetto “Corso del Borgo”. Da Porta Baresana si diramò una rete di strade che trasformò il tessuto cittadino, spostando il baricentro da Piazza Castello a quella che oggi è Piazza Aldo Moro.
Diego Gentile non ebbe eredi, mentre il fratello Vincenzo lasciò due figli, Domenico e Francesco, ai quali furono destinati i due palazzi progettati da Luigi Castellucci – per il Palazzo “Senior” – e da Raffaele Comes – per il Palazzo “Junior” -. Entrambi gli architetti erano allievi di Francesco Saponieri, il celebre bitontino che a Napoli fondò una scuola di architettura ispirata al neoclassicismo. I palazzi furono concepiti come dimore signorili e, a differenza di altri edifici cittadini, non presentano le caratteristiche “porte alla mercantile” al piano terra, ma piuttosto una raffinata successione di finestre e balconi.
Il Palazzo Gentile “Senior”, attuale sede comunale, si distingue per la sua armoniosa simmetria e per il gioco ritmico delle paraste doriche e ioniche che scandiscono la facciata. L’imponente portale, sormontato da un balcone sostenuto da colonne in pietra locale, domina il piano rialzato, mentre la cornice marcapiano, con triglifi e metope, rivela una chiara ispirazione classica. Il piano superiore è caratterizzato da balconi con timpani alternati, arcuati e triangolari, e culmina in un elegante cornicione con ovuli e dentelli.
Attraversando il portone d’ingresso, si accede all’androne, dove sulla volta campeggia l’affresco con lo stemma della famiglia Gentile: un leone rampante d’oro con artigli verdi, affiancato dalle medaglie dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, di San Gennaro e del Costantiniano di San Giorgio. Da qui si apre il magnifico cortile quadrangolare dominato da un maestoso scalone in stile vanvitelliano. La sua struttura, con rampa centrale e scaloni laterali, termina in un pianerottolo ad arcate ispirate all’architettura sanfeliciana. Tra busti di matrone, sculture e decorazioni, si può ammirare la grandiosa volta a padiglione, restaurata dal pittore Raffaele Catucci. Negli ambienti interni si conservano ancora preziose tracce del passato: resti di camini in marmo, pavimenti in maiolica di Vietri e Capodimonte e raffinati dettagli architettonici che testimoniano l’antico splendore di questa dimora nobiliare.
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