Lungo via Ambrosi, antico asse viario risalente all’epoca classica, sorge il maestoso Palazzo Gentile – Labini – Sylos. La sua complessa configurazione volumetrica è dovuta alla costruzione su strutture preesistenti, appartenenti in origine alla famiglia Verità. Il palazzo si distingue per la sua imponenza e per la leggerezza delle linee architettoniche. Lo sguardo è subito attratto dal bugnato bruno della pietra calcarea che conferisce un particolare effetto cromatico alla facciata.
La pianta irregolare dell’edificio riflette le diverse fasi costruttive che ne hanno segnato la storia. La prima versione del palazzo, completata nel 1599 da Giovanni Maria Gentile, si inserisce in un periodo di grande rinascita per la città. Bitonto, ormai libera dal dominio feudale, si apriva agli scambi commerciali, culturali e artistici, favorendo un’importante stagione di rinnovamento architettonico.
Nel 1613 Giandonato Gentile vendette la proprietà a donna Eleonora Labini, che andò in sposa a Teodoro Sylos. Fu lei a promuovere un’importante opera di ampliamento, aggiungendo un secondo piano e il tetto a spioventi, come testimoniato dalle mansarde alle estremità dell’edificio. I lavori furono affidati all’architetto siciliano Andrea Berti.
Il prospetto su via Ambrosi è caratterizzato da una muratura in conci regolari di pietra calcarea, con un bugnato irregolare interrotto da una cornice marcapiano, su cui poggiano le ampie finestre. Il portale è tipico dello stile rinascimentale e reca in chiave lo stemma seicentesco della famiglia Labini. Poco più avanti, a destra del portale, si apre l’arco Labini, impreziosito dallo stemma della famiglia, che conduce a un’antica corte. Qui si trovano diverse abitazioni che evocano l’impianto medievale, caratteristico di questa zona sin dal XII-XIII secolo quando ospitava il quartiere ebraico.
Sul prospetto di via San Luca, la cornice marcapiano è interrotta da una balconata. Sul cantonale, nel secondo ordine, si trova uno stemma seicentesco incorniciato da un cartiglio, raffigurante un leone rampante poggiato su un viso di cherubino, emblema della famiglia Gentile, primi proprietari dell’edificio.
L’androne d’ingresso, coperto da una volta a crociera, è decorato con pigne scolpite, simbolo di immortalità. Nel cortile interno si distingue un’elegante cisterna a muro in stile tardo-cinquecentesco.
Il passaggio ai piani superiori avviene tramite una scala laterale, coperta da volte a crociera. Al piano terra, un tempo destinato a locali di servizio, rimesse e stalle, oggi si trovano abitazioni e uffici.
La copertura è costituita da un tetto a doppia falda con capriate lignee e manto in coppi.
In alcuni ambienti interni sono ancora visibili raffinate decorazioni in stile liberty, realizzate negli anni Venti del Novecento su progetto di Luigi Sylos. Di particolare pregio è anche il piccolo altare in pietra della cappella di famiglia, decorato con dipinture che imitano il marmo, testimonianza della devozione e del gusto artistico dell’epoca.
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